 In collaborazione con ManfredoniaNews.it
Cronaca (quasi) Quotidiana 736mo giorno, Manfredonia, Italia, 15 ottobre 2011
In questo Cronaca quotidiana, o quasi dipendendo dalla possibilità di connessione alla rete lungo il tragitto, cerco di descrivere i fatti salienti della giornata da affiancare al “vero” diario di bordo.
PS: Se avete domande o curiosità lecite, sarò lieto di rispondervi. mt@matteot.com
– Daily Chronicle or so… in ENGLISH
Cronaca 098, Manfredonia, Italia, 15 ottobre 2011 14:55 - Il viaggio propriamente detto si è concluso domenica nove ottobre alle 12.15 quando sono smontato di bicicletta ed ho stretto la mano al primo cittadino di Manfredonia, Angelo Riccardi, che mi accolto presso la sede del L.U.C. (Laboratorio Urbano Culturale) dove era stato approntato un palco. Ho ricevuto dai rappresentanti del Comune di Manfredonia, del CONI di Foggia, della UISP Gargano, delle associazioni per i diversabili “Il delfino” e Occhi Felici, dell’AVIS e dell’Associazione Gargano 2000 targhe ricordo, coppe ed altri riconoscimenti. Francamente sono rimasto piacevolmente sorpreso e sinceramente commosso per il caloroso bentornato che sia le autorità che i cittadini della mia città natale mi hanno riservato, un degno finale a due anni di viaggio che mi sembrano ancora inimmaginabili ed incredibili, se non li avessi vissuti di persona. Anche se non è trascorsa neanche una settimana da quando ho raggiunto la meta, quella vita in bicicletta mi sembra lontanissima nel tempo, appartenente ad un’altra fase della mia esistenza. Ho ancora vivi nella memoria momenti, sensazioni e situazioni che ho vissuto, ma le sento come avvenimenti trascorsi in un remoto passato. Per il fatto di non essere più nel mezzo “dell’azione”, trovo quasi difficile raccontare quest’ultimo mese in bicicletta riprendendo da Salonicco, dove ho interrotto questo diario di bordo. Quest’ultima cronaca, che sto stilando sulla vecchia scrivania liceale nella cameretta di ragazzo a casa dei miei genitori, non può che portarmi alla mente tutti quei posti dove poggiando il computer su un tavolaccio o un letto in qualche camera d’albergo o dondolando nell’amaca in un palmeto o al tavolino di un bar oppure, ancora, nella tenda prima di addormentarmi, ho cercato di raccontare i fatti salienti dell’avventura. È la prima volta in vita mia che ho tenuto un diario e l’ho trovato un esercizio molto utile per ripensare e riflettere a quanto accaduto, oltre ad essere un modo per ponderare e trarne insegnamenti. Per quanto ho sempre cercato di rendere il racconto interessante anche per voi, oh miei lettori, chiedo comunque venia del tedio, se arrecato, in voi.
L’ultimo spezzone del viaggio, quando con la testa ero già a Manfredonia e ogni chilometro era uno in meno e non uno in più, è cominciato il 27 settembre 2011 quando alle nove ho lasciato casa della mia amica Kyriaki a Salonicco e mi sono diretto verso ovest imboccando l’autostrada E75 e poi la E90 che taglia tutta la Macedonia occidentale. Percorsi un’ottantina di chilometri di pianura, stavo attaccando le prime montagne che poi portano al mitico monte Olimpo, quando una pattuglia della polizia mi ha accostato ed intimato di fermarmi. La coppia di agenti mi ha informato che era vietato per le biciclette andare sull’autostrada; ho risposto che non lo sapevo e che sarei uscito al casello successivo. “Su quest’autostrada non farai un altro metro!” ha esclamato l’agente donna che intanto mi ha preso il passaporto e registrato nome e numero su un libretto simile a quello delle multe. In tutti i paesi attraversati in questo viaggio, era la prima volta, fatta eccezione della Birmania, che avevo seri problemi con la legge anche perché ho fondamentalmente sempre rispettato il codice della strada. L’agente uomo si è messo alla radio mentre la donna ha cominciato a redarguirmi sulla pericolosità ed irresponsabilità della mia condotta, sia per gli autisti ma soprattutto per la mia incolumità. Nel giro di una decina di minuti è arrivato il furgoncino del soccorso stradale su cui è stata caricata la bicicletta ed io mi sono accomodato sul sedile posteriore della volante. Qui la conversazione si è spostata dalla mia condotta criminale alla mia vita ed al viaggio. Ero certo che mi avrebbero portato in caserma ma poi siamo usciti dall’autostrada ed abbiamo imboccato la statale 4 dove mi hanno scaricato intimandomi di proseguire dritto sino a Igoumenitsa. Li ho ringraziati assicurandoli che non avrei mai più preso l’autostrada e che nei miei diari avrei fatto una buona propaganda alla polizia greca. Certo, se gli agenti della stradale sono così gentili con chi contravviene il codice da non fargli neanche una multa o fargli pagare il trasporto sul carro-attrezzi, non mi sorprende che lo stato greco sia in una situazione di bancarotta…
Quella notte l’ho trascorsa in tenda ai margini della strada vicino ad una casetta abbandonata a qualche chilometro da Leventis ed il giorno dopo ho ripreso a pedalare sulla statale che di fatto costeggia l’autostrada. Sono entrato nel montagnoso Epiro, percorrendo strade della catena del Pindo che si inerpicano su ripidi pendii ricoperti da una fitta foresta di pini che si estende a vista d’occhio sino alle cime intorno i 2500 metri. Passando da un tornante all’altro, si ammirano paesaggi tipicamente alpini per la vegetazione da alta montagna e fiumiciattoli che solcano le valli, luoghi che nella stagione invernale diventano stazioni sciistiche. Ho attraversato il passo di Katara e mi sono fermato per la notte nei pressi di Mersovon in un area abitata da orsi la cui presenza è continuamente segnalata da cartelli stradali che mi hanno dato qualche pensiero per dormire all’aria aperta. Il 29 settembre sono sceso a valle per un declivio di una cinquantina di chilometri raggiungendo il lago Pamvotis e la città di Ioannina alla cui periferia ho trascorso la notte. Da qui alla costa tutto diventa relativamente piatto ad eccezione dell’altura che protegge la cittadina di Igoumenitsa, porto d’imbarco per i traghetti per la Turchia e l’Italia, ultima frontiera da attraversare per raggiungere il suolo patrio. Nel momento di imbarcarmi sulla Regina dell’Egeo, mi ha preso un attimo di sconforto perché consideravo quella la vera fine del viaggio, ma mi sono dovuto ricredere perché l’arrivo in Italia mi ha portato inaspettate e piacevoli sorprese.
Ho trascorso le 168 miglia nautiche che dividono il porto greco da quello di Brindisi dormendo infilato nel mio saccopelo sul ponte di poppa perché tutte le poltroncine al coperto erano state prontamente occupate da intere famiglie e comitive che, a giudicare dalla lingua e dai tratti somatici, venivano dai Balcani orientali. Allo sbarco in Puglia ho trovato Nadia, una cicloamica di Latiano, che mi ha dato il benvenuto e con la quale mi sono dato appuntamento per il giorno successivo a Lecce per il cicloraduno appulo-lucano organizzato dalla FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta). Devo uno speciale ringraziamento a Ezio di San Pancrazio che instancabilmente mi ha seguito per tutto il viaggio chiedendomi spesso maggiori dettagli sui posti attraversati e che si è adoperato per pubblicizzare tra cicloamici salentini il mio arrivo in Italia. Intanto, per quel sabato primo ottobre, ho visitato il centro storico di Brindisi dove sono stato avvicinato da un ragazzo in bicicletta che mi ha chiesto: “Ma tu non sei quello che viene dal Vietnam?”, ho risposto “In carne e bici!”. Così mi sono trovato a seguire Daniele a casa sua, dove sono stato ospite a pranzo prima di dirigermi a Lecce, che non ho raggiunto quel giorno ma mi sono fermato una decina di chilometri prima ed ho dormito in un oliveto. Domenica due ottobre era l’ultimo dei tre giorni di cicloraduno e mi sono aggregato agli atri partecipanti per la visita della magnifica città barocca e delle campagne limitrofe, il tutto terminato, come si dice da queste parti, in una cantina a tarallucci e vino. Per quella notte e la successiva sono stato ospite di Nadia a Latiano con la quale ho trascorso la giornata del tre ottobre pedalando sino a Campomarino sulla costa ionica dove abbiamo fatto anche il bagno in un’acqua appena fresca ma intensamente cristallina. Il quattro ho seguito la strada statale Adriatica raggiungendo Bari nel pomeriggio e la sera ho raccontato la mia esperienza di viaggio ai cicloamici dell’associazione Ruota Libera. Nel capoluogo pugliese sono stato ospite di Alain, un ciclista francese trapiantato qui da vari anni, che ha creato il primo servizio di consegna rapida in bicicletta, la Bari Bici Express (www.baribiciexpress.it). L’otto ottobre ho raggiunto il paese di Margherita di Savoia dove sono stato ricevuto dal vicesindaco, che mi consegnato una targa, e dai soci delle associazioni Unitalsi e A.V.M. (Associazione Volontari Margherita) con cui ho trascorso un paio d’ore mostrando i video e parlando del viaggio. L’indomani, 730mo giorno di viaggio, pioveva a dirotto ma questo non ha impedito ad una delegazione di ciclisti manfredoniani di venirmi a prendere e pedalare insieme per una cinquantina di chilometri sino alla meta, con una sosta a Zapponeta per un rinfresco e l’incontro con le autorità cittadine.
Così si è concluso l’aspetto sportivo del progetto “Dal Vietnam all’Italia in bicicletta per i diversabili”, ma quello umanitario proseguirà per i prossimi tre mesi in cui viaggerò per l’Italia per raccontare la mia esperienza prima di riprendere a pedalare per un altro progetto sportivo-umanitario a partire dal prossimo gennaio. Continuate a seguirmi ne vedremo ancora delle belle… Alla prossima.
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